Viviamo piuttosto!

D: Cosa è la realtà?

R: Un’allucinazione condivisa.

D: In che senso?

R: La realtà non è oggettiva. Quando la maggioranza vede la cosa in un certo modo, ed è quella che chiamiamo una data cultura, allora pensa di star vedendo la realtà.
Non è possibile vedere la realtà, perché essa non è una cosa che sta lì fuori. Quello che vediamo sono i nostri stessi pensieri.

D: Una sorta di ipnosi insomma.

R: Noi non possiamo che vedere solo ciò che conosciamo, questo è quello che definiamo reale. Non puoi vedere davvero l’albero, puoi solo definirlo. Per definirlo devi anche definire te stesso e creare una distanza che separa te dall’oggetto che stai guardando.
Vedere davvero significa annullare i nomi e le separazioni, e questo è pericoloso e non necessario. E’ sufficiente comprendere che ciò che si vede e colui che vede sono solo concetti con dei nomi e una presunta storia dietro.

D: Il saggio può vedere ciò che non conosce?

R: Mi stai chiedendo se esiste un qualche stato superiore? No. La saggezza è riconoscere la limitatezza. Se la limitatezza viene scambiata per visione, si tenderà ad imporre la propria realtà agli altri, queste è una ignoranza.
La realtà è accorgersi che non potrò mai percepire la realtà. Colui che percepisce il sogno né è parte, dunque non può vedere sé stesso perché sarebbe come tentare di guardare la propria schiena girandosi anche velocemente.
Quello che vediamo è un riflesso della luce, non possiamo vedere la luce. Allo stesso modo l’acqua non può bagnare sé stessa e il coltello tagliare sé stesso.

Incontrare questa limitatezza significa tornare a godere della diversità di visione, e la fratellanza non consiste nel vederla allo stesso modo, ma nel riconoscere che la differenza parte dallo stesso mistero che finalmente viene accolto. In altre parole, la mente smette di tentare di spiegare tutto. Se non riconosciamo questo punto in comune che genera le differenze, tenteremo di imporre e di imporci l’uguaglianza con la forza in ciò che si vede, cioè nei pensieri, nelle idee, nelle religioni, nella scienza, e così via.
La bellezza delle diversità è incontrare modi di vedere la realtà completamente diversi. Tu cosa vedi in quella farfalla? Io ci vedo un mondo che non è il tuo, e viceversa. In questa differenza ci incontriamo. Ma se tentiamo di incontrarci nell’uguaglianza, allora sarà un incontro superficiale che da tutto per scontato. Bene che ci vada non toccheremo mai argomenti profondi e sarà un’amicizia noiosa, male che vada ci odieremo perché tenteremo di imporci l’oggettività.

L’amore può nascere solo dall’incontro che non tenta di dover rendere visibile l’invisibile. Quest’ultimo va rispettato, amato, compreso.

D: Come riconoscere l’invisibile?

R: Noi non sappiamo nulla! Questo è il punto di partenza da cui possiamo giocare a credere di sapere tutto. E’ la malattia della nostra società, questa mania di sapere e gestire tutto. Stiamo uccidendo la magia ma, per fortuna, non ce la faremo mai. Al massimo uccidiamo noi stessi. Lascia stare l’invisibile perché se lo è non vuole essere visto. Anche questa mania di rendere conscio l’inconscio…o di trovare le cinque tecniche per conquistare e manipolare una persona. E’ tutto figlio di quest’epoca che ha dimenticato la magia.

Io non potrò davvero sapere chi sei tu e viceversa; in questo non sapere ci incontriamo, mentre nel tentativo di sapere ci scontriamo. Se riconosco che tu sei un mistero riconoscono automaticamente anche il mio.
Io non so niente, per questo posso dire tutto senza voler realmente dire niente.
Non c’è niente da capire, la realtà non può essere vista né capita. Non esiste una realtà comune, questa è la bellezza. Il mistero va rispettato.
La bellezza di un arcobaleno è tale perché accomuna tutti i colori.
Ma noi vogliamo uccidere la diversità perché la temiamo e perché abbiamo l’idea di cosa sia reale, quindi giusto e più importante, e di cosa non lo sia.

Per noi cose come la finanza, il denaro, la rispettabilità, la giustizia, la democrazia, il paradiso, l’illuminazione, l’amore, sono tutte cose reali. E invece stiamo parlando di concetti creati dalle menti collettive e alimentati dalle masse per continuare a cercare di afferrare il vento o mettersi l’acqua in tasca.
Diamo realtà a delle astrazioni e abbiamo confuso la descrizione per la realtà.
Scienza e religione hanno tentato da sempre di dimostrare l’una o l’altra realtà, ma quello di cui parlano è sempre una traduzione condivisa.
Le cose sono così o cosà…che importa? a chi importa? Viviamo piuttosto.
Se le nuvole dovessero costantemente tentare di assumere la forma giusta prima di potersi muovere, sarebbe per loro un disastro.
E questo è quello che sta accadendo a noi. Ci poniamo domande sulla vita anziché viverla; Lo facciamo perché vogliamo essere sicuri di viverla nel modo giusto, di essere nella strada corretta, di rimanere immortali e sempre felici.
Non esistono garanzie; Potrei morire tra un minuto, con tutte le mie domande.

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