Uscire dal Senso di Colpa

D: Cosa è il senso di colpa e come se ne esce?

R: È una forma di megalomania, come tutto ciò che rivendichiamo a noi stessi. La pretesa consiste nel credere di essere i responsabili di qualcun altro o di sé stessi. Va vista questa illusione. Qualcosa accade per infiniti motivi.
Come cultura siamo appesantiti dal cosiddetto “peccato originale”, cioè a qualche livello inconscio ci sentiamo colpevoli per il fatto stesso di essere nati. Per essere più precisi l’idea di essere stati creati da qualcuno, che sia Dio, che sia mamma e papà, ci fa sentire costantemente in debito e sempre al di sotto di qualcosa più grande di noi.
Collettivamente siamo schiacciati dalla credenza occidentale che siamo la causa di un creatore irraggiungibile a cui dobbiamo ricordarci di dire grazie tutta la vita altrimenti finiamo all’inferno che, detto in altre parole, significa essere puniti. Non ha importanza se siamo religiosi o atei, la mentalità di fondo è la stessa. La scienza, la filosofia, la psicologia e l’arte ragionano allo stesso modo.
La mentalità orientale, soprattutto quella cinese, considera invece la vita come un unico organismo che “si crea da sé”. Questo voler rivendicare le nostre creazioni lo si evince anche in degli artisti che dicono “l’ho fatto io, sono io il creatore..” La conseguenza è un senso di possesso che ci fa dire mio figlio, il mio cane, la mia vita, il mio corpo, la mia scoperta scientifica e anche la mia colpa.

D: Con il perdono si può uscirne.

R: Perdonare e perdonarsi è l’altra faccia di cercare colpevoli e darsi la colpa. Finché dentro di noi è presente il presupposto che vi sia responsabilità parliamo di colpe e perdono, finendo con il rimanere dentro uno sdolcinato circolo vizioso da cui non si esce mai davvero. Se vogliamo dare i nostri soldi a qualche terapeuta per imparare il “perdono”, questo può dare un senso di distensione momentanea, ma il lato oscuro di questa faccenda è quel senso di rivendicazione – “io perdono”, che è forse più arrogante del sentirsi in colpa.
Perdonare davvero è vedere che non c’è nessun colpevole.

D: Non siamo responsabili di niente?

R: Su un piano relativo sembra di sì, ma se allarghi lo sguardo e vai oltre l’idea di scegliere individualmente, la risposta è no. Di cosa sei responsabile? Stabilisci se ti piace più la pizza in un modo o nell’altro? Decidi il colore dei tuoi occhi? Sei responsabile riguardo i tuoi sogni? Esattamente quando hai deciso di nascere? Sei responsabile se tuo figlio si ammala? Quello che sei è l’insieme di infiniti fattori. Questo non è un invito a non prenderti cura di te stesso o dei tuoi figli, ma finché c’è l’idea che sei responsabile di ciò che accade, allora stai scegliendo inevitabilmente di soffrire, perché accadrà prima o poi qualcosa che sfuggirà al tuo controllo.
Si fa il massimo di ciò che si può fare senza bisogno di illudersi di essere i responsabili della propria vita. La vita non è nostra, tutto ci è dato in prestito per un periodo che sembra lungo ma dal punto di vista più ampio è breve quanto uno starnuto.

Perché dunque sentirsi in colpa? Puoi avere un rimorso di coscienza perché hai, con una certa parola o azione, fatto soffrire qualcuno. Ma anche questo punto va messo in discussione perché quel qualcuno non soffre a causa tua; Tu hai toccato qualcosa che era già presente in lui in forma potenziale. Nel suo immaginario tu sei la causa della sua sofferenza.
Camminando per strada alcuni cani randagi ci odiano e altri ci amano, da cosa dipende? Non ha importanza, è così e basta. Si agisce di conseguenza senza chiedersi perché e senza bisogno di passare anni da uno psicologo. Nostro marito ci ama per vent’anni e improvvisamente non può più starci accanto. Da cosa dipende? Siamo responsabili del suo sentimento? Lui può decidere del suo sentire? Non c’è scelta! Non possiamo decidere da cosa siamo a attratti e da cosa no. Il senso di colpa è collegato al senso di responsabilità. Caduta questa illusione cade anche il senso di colpa. In certi momenti, nell’immaginario in cui siamo immersi, si può chiedere scusa o avere un rimorso di coscienza. Ma, profondamente, non ci sono più dubbi.

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