Risvegliarsi alla sensibilità e non all’invulnerabilità

È decisamente attraente l’idea di raggiungere una sorta di invulnerabilità alla sofferenza, alla paura, al dolore e alla confusione che sembra promettere il traguardo del percorso spirituale.
Questo totale fraintendimento viene prima o poi svelato a chi, con totale onestà nella ricerca, va seriamente in profondità.
Ci si rende conto che non solo non si può essere invulnerabili, ma anzi lo si è molto di più. Quando cadono le difese dell’ego che manipola la realtà per non affrontarla, allora tutto diventa più intenso.

Non essendoci più filtri che creano distorsioni e venendo meno l’illusione di essere separati da quella cosa che chiamiamo vita, ogni emozione e ogni incontro è vissuto in modo totalmente coinvolto. Eppure paradossalmente questa totale aderenza è contemporaneamente anche totale distacco. Finché un piccolo ego cerca il distacco, allora sarà totalmente attaccato all’idea del distacco! Questo accade perché vuole preservarsi; Sta ancora cercando di proteggersi.
Non c’è alcun modo di separarci dalle nostre sensazioni, pensieri ed esperienze. Questo famoso io si rivela per quello che è davvero, cioè un pensiero con cui camminiamo tutta la vita e con cui manipoliamo la realtà.

Quindi alla domanda “se un risvegliato soffre di più” la risposta è “finalmente si concede di soffrire”. E quando ci si concede di sentire qualsiasi cosa senza giudicarla, rimandarla, commentarla o vomitarla all’esterno, da questo emerge la vera forza.
La sensibilità è vera forza, mentre il resistere alla vita è grande debolezza. Cade prima o poi questa pretesa di intoccabilità che la mente si immagina di poter raggiungere portando avanti qualche pratica, incontrando qualche guru o leggendo qualche libro su come manipolare la realtà. Ad esempio alcuni libri dicono “come lasciar andare e far accadere le cose”.. Che è un enorme controsenso perché se le vuoi far accadere tu è perché pensi che non accadano da sé.

La vera forza spirituale consiste nel lasciar cadere ogni difesa e pretesa e questo viene da infinite disillusioni che, per fortuna, gli eventi ci consentono di sperimentare.
Qui finiscono tutte le domande, perché ogni domanda posta è in realtà: “come posso soffrire meno o smettere di soffrire?”. È la domanda sbagliata. Non è l’io a liberarsi dalla sofferenza, ma il contrario. Questo perché l’io è una resistenza.
Vista l’illusione dell’io tutto può finalmente arrivare e andare senza creare traumi.

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