Perché il giudizio altrui ci influenza..

D: Come posso smettere giudicare e perché mi influenza il giudizio altrui?

R: Non è lamentandosi della lamentela, giudicando il giudizio e pensando a non pensare che avviene una trasformazione.
Il pensiero altrui ti influenza perché è anche il tuo.
Finché ti senti toccato dal giudizio altrui, ringrazia, vuol dire che ti mostra che è in te.
Andare oltre significa non pretendere che il condizionamento svanisca, ma trovare quello spazio intoccabile che non subisce i mutamenti. Quando mi credo una brava persona mi sento aggredito se qualcuno mi dice che non lo sono, se mi credo povero mi sento aggredito se qualcuno dice che in realtà sono ricco.. Reagiamo sulla base di ciò che crediamo essere. Chi sei? Se scopri che non potrai mai definirti il giudizio altrui può intaccare solo a livello superficiale ma non in profondità.
Scivola via. Se ti tocca è segno che c’è una identificazione. Bene, ottimo! E’ l’unico modo per vedere le proprie fantasie.


Il tuo cane non dovrebbe morderti, tuo padre non dovrebbe giudicarti, il poliziotto non dovrebbe farti la multa, tua moglie dovrebbe soddisfarti sessualmente.. Ognuno fa ciò che fa e vive nella sua realtà.
Se non ti sta bene, agisci, cambia. Se non sei in grado di farlo quantomeno non raccontarti che il problema sono gli altri. Se dai un pugno alla parete e ti fai male non puoi prendetela con il muro; Il muro fa il muro, il gatto miagola e tua moglie non ti da ciò che desideri sessualmente. Bene, agisci di conseguenza.
Non chiedere al tuo gatto di abbaiare o a tuo figlio di dieci anni di sopportare le tue paure. Non caricare gli altri della tua aspettativa. Non attendere che cambino, ognuno è quello che è e può darti fino ad un certo punto.
Il mondo è un sogno di possibilità infinite. Giudicare significa aspettarsi che le cose cambino. Non c’è da aspettare e sperare. Giudicare un pugile perché sul ring è violento è un non senso, lui fa quello che fa! Non può farne a meno, non deve farne a meno. Ognuno segue la sua via, tu trova la tua.


D: Il pensiero crea la realtà?

R: Se pensi che questo sia tutto un sogno, hai ragione.
Se pensi che sia reale, hai ragione.
Se pensi che ti manchi qualcosa, è vero.
Se pensi che non ti manchi nulla, è vero.
Se credi in Dio, esiste.
Se non credi in Dio, non esiste.
Se vedi un mondo violento, è vero.
Se vedi un mondo di pace, è vero.

Dunque cosa è la realtà?
Essa è oltre la mente; Un buco è anche un cerchio, una discesa è anche una salita, un dolore è anche un piacere, un sogno è anche reale. La mente non lo può cogliere perché essa stessa divide e definisce. Vale per lo stesso discorso di prima. Se qualcuno mi dice che sono vecchio e io mi sento giovane, chi ha ragione? Se qualcuno mi dice che sono bello e io mi credo brutto, chi ha ragione? Noi possiamo vedere la realtà solo da un punto di vista. Riconoscere che la realtà ultima è solo un’idea filosofia è una grande liberazione. Realizzare che ogni cosa che pensiamo, facciamo e diciamo è solo un frammento momentaneo e non la verità, è altrettanto liberatorio. Il pregiudizio nasce dall’immagine di una realtà descrivibile e oggettiva.

D: Con delle pratiche spirituali è possibile riuscire a vedere oltre..

R: Puoi giocare con tutte le tecniche spirituali che vuoi, tanto al massimo cambierai lenti colorate. Prima vedevi tutto verde, adesso vedi tutto rosso. Puoi aumentare la capacità di vedere i dettagli, ma non potrai mai vedere la realtà. Un condizionamento ne sostituisce un altro come una religione o una squadra di calcio. Di fatto non potrai mai vedere la realtà perché colui che guarda non ne è separato. Prova a guardare te stesso senza usare uno specchio, oppure prova a guardarti la schiena girando il più velocemente possibile. Ecco cosa spesso diventa la filosofia: un cercare di masticare la propria bocca o guardarsi la schiena.
Il fuoco non può bruciare perché lo è! Il bambino non può amare il genitore, perché egli è già questo amore. Quando il genitore vuole essere amato in modo esclusivo inizia a venire odiato dal figlio. Non c’è niente da fare per Essere.
Quindi il pensiero non crea la realtà ma la colora. La realtà viene “prima” del pensiero come non può esserci nuvola senza cielo. Voler vedere la realtà significa fare a pezzi la magia della vita per poi farne un oggetto da ammirare. La mente vuole afferrare e possedere, è ambiziosa, mentre il suo ruolo è solo quello di comunicare ad un livello tra l’altro abbastanza superficiale. E’ possibile studiare come un uccello riesce a volare ma non è possibile possedere il volo.. Ed è una grande fortuna. Le domande “come” e “perché” lasciamole ai meccanici, agli ingegneri, ai matematici e a certi filosofi confusi e scienziati pericolosi. In questo mondo non c’è niente da afferrare.

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