Offendersi?

D: Sentirsi attaccati è naturale. L’offesa esiste.

R: Esiste l’offesa non l’offeso. L’attacco può esistere su un piano fisico, ma sentirsi attaccati psicologicamente è la prova che si è identificati in qualcosa.
Se ti prendi per Italiano ti senti offeso quando si critica l’Italia. Se ti senti cristiano ti senti offeso se si critica il cristianesimo. Se ti prendi per padre ti offendi se tuo foglio non ti fa gli auguri per la festa del papà. Se ti prendi per povero ti offendi se qualcuno ti fa notare la ricchezza non sta in quanto denaro possiedi.
È la paura che ti spinge a crederti ebreo, bianco, nero, marito o musulmano.. Ciascuno sceglie il suo club della miseria e della paura.

D: Come dis-identificarsi?

R: Vedendo il bisogno di trovarsi in qualcosa. Da dove viene?

D: Dalla paura..

R: Si. Ma non serve ripeterlo, devi sentirlo realmente. La reazione può rimanere, talvolta servono anni, altre volte si muore prima, ma ciò che conta è smettere di credere di essere questo o quello..

D: Ci si può allenare a non reagire alle offese?


R: Se qualcuno ti attacca fisicamente reagisci secondo le tue capacità. Tuttavia finché non pratichi seriamente arti marziali puoi scambiare una pacca amichevole per un attacco mortale, e questo può essere un problema per chi ti si avvicina venendo in pace.
Sul piano psicologico a tredici anni se tua madre ti diceva che dovresti studiare, questo ti toccava molto. A venticinque anni meno e a trentacinque ti sfiora appena. Serve divenire coscienti, non serve fare qualcosa in particolare.
Quando non si entra più nella giustificazione, giudizio o critica di quello che accade, è possibile sentire questa disponibilità.
All’inizio l’insulto ti prende in pieno e serve tempo per lasciarlo andare. Questo accade perché commenti “non doveva insultarmi” oppure “avrei dovuto reagire” e quindi non puoi sentire realmente l’emozione. Con il tempo e la pratica l’eco dell’insulto è più breve perché abbandoni in parte l’idea che qualcuno non doveva insultarti.
Pian piano l’insulto scivolerà via sempre più rapidamente e, infine, si sentirà ancora l’urto psicologico sul momento ma l’attimo dopo sarà già passato. Ancora più tardi sarà possibile immediatamente non essere coinvolti. Sono tappe obbligate, ci vuole tempo ma soprattutto maturità.
Non può funzionare finché continui a prenderti per qualcuno o qualcosa. Finché non scopri che nessuno ti ha mai insultato, la reazione sarà sempre presente a qualche livello.

D: Così non si rischia di non reagire?

R: Al contrario. La paralisi è conseguenza del fatto che ti senti insultato. Nessuna azione efficace è possibile finché vi sono commenti mentali. Quando realizzi che per qualcuno sei la persona più amabile del mondo e per qualcun altro la più detestabile, capisci che questo non ha niente a che vedere con te. Il tuo cane ti ama, il cane sotto casa ti odia. Cosa ci vuoi fare? Niente. Puoi solo constatare che vorresti essere amato da tutti i cani e che tuo figlio dovrebbe farti gli auguri per la festa del papà, e questa è una forma di violenza che ti impedisce di agire.

2 pensieri su “Offendersi?

  1. Articolo illuminante 👏

    Nel senso che mette in luce e ti aiuta a prendere quella distanza necessaria per non identificarti completamente
    Condivido il fatto che ci vuole tempo che la maturazione viene come con i frutti

    Necessità l’aiuto però
    Che è quello che deve mettere ogni singola persona con la consapevolezza che ne è capace
    Grazie 🙏
    Gabriele

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