Morire Alla Paura

D: Come affrontare la paura della morte? Esistono pratiche spirituali per accostarsi alla morte in modo pacifico, disponibile, senza rifiuto? Penso che la meditazione sia una tra queste.

R: Penso che si muore come si vive. Se vivi nell’apertura, muori nell’apertura. Se vivi nella paura, muori nella paura. Quindi mi interesserei più a come si vive che a come si muore.


D: Ma la paura della morte è un ostacolo a questa apertura…

R: Quando sono posto di fronte alla paura, ringrazio. Mi accorgo che non faccio che rimandare la paura. Se oggi do la possibilità alla paura di venirmi incontro, non la rimando sul mio letto di morte. Deve parlarmi a livello sensoriale, devo vedere che non sono spaventato ma che sento la paura.
Normalmente si tende a rimandare, combattere o risolvere con delle tecniche, ma al momento della morte essa tornerà e non ci sarà scampo. Tanto vale vederla ora, no?
Per quanto riguarda le tecniche per ‘morire consapevolmente‘.. Non so bene cosa dire. Per me in ogni istante è una morte. Più informazioni raccolgo sulla morte e più divento ansioso, mi interessa la vita semmai. Non significa che temo la morte e, se la temo, ciò avviene nella stessa misura in cui temo la vita. Sono la stessa cosa. Parlare della morte significa rimandare la vita.

D: Forse si teme più la morte di chi ci circonda..

R: Si teme il cambiamento, tutto qui. Se al momento della tua morte un prete ci tiene a benedirti, lascialo fare. Ne ha bisogno per la sua sopravvivenza psicologica nascosta dal suo gesto ritualizzato. Se i tuoi cari sentono il bisogno di starti accanto, lasciali fare. Ognuno vede solo la sua morte, per questo teme quella altrui. E’ da rispettare e da amare. Non c’è nulla che si possa fare ma non c’è nemmeno niente che noi possiamo fare per aiutare e salvare gli altri. Non c’è salvezza. Si muore, ma si muore ogni istante. Questo bisogna vedere. La pretesa di una morte come punto di fine della vita è un errore di visione.


D: Ritorno alla domanda iniziale: esistono però delle pratiche per morire consapevolmente?

R: Puoi morire a gambe incrociate se la vita ti da questa possibilità. Ma se guardi dentro di te stai giudicando una morte dall’altra..
La mente dice “che morte terribile”, oppure, “che morte prematura”..
Quante lumache e formiche schiacci ogni giorno e non te ne accorgi? Hai fatto una strage e non te ne sei accorto.
Dentro il tuo corpo c’è una guerra in questo momento di cellule che nascono e muoiono, e non te ne accorgi. La morte prepara la vita e la vita prepara la morte.
Che ne sappiamo noi cosa è giusto e cosa no? Gran parte della sofferenza in noi deriva dal fatto che giudichiamo costantemente: “perché proprio a me?”, “non doveva morire così giovane”, “cosa ho fatto per meritarmi questo..” Che ne sappiamo noi?
Non fraintendermi, non sto dicendo di non soffrire. Si soffre, è parte del processo, anche la sofferenza è un’emozione che nasce e muore. Ma noi vogliamo uccidere la sofferenza e lasciar vivere la gioia, e quindi muore anche la gioia.
Puoi provare a vedere se la sofferenza è un rifiuto oppure se è un accogliere. Nel primo caso viene dal no, nel secondo viene dal. Non puoi dire sì se muore all’improvviso tua moglie, è chiaro. Non hai bisogno di dire sì. Accade, sei colto di sorpresa, perché non puoi altrimenti. Il sì è l’inevitabile. Se tenti di dire sì, in realtà stai dicendo no. Vedere il no è il sì!


Puoi solo tentare di andare con l’evento o contro di esso, non c’è altro. In realtà, ad un livello più profondo, non ti è nemmeno dato scegliere questo. Puoi però vedere quanta sofferenza è messa in discussione quando la smettiamo di pretendere di sapere cosa sarebbe meglio per noi e per gli altri.
Che ne sai se chi muore torturato e urlando non è proprio ciò che gli serve per accedere ad un’apertura maggiore?
Che ne sai se chi muore nella calma prendendosi per buddhista incontrerà davvero tutte le entità che lo aiuteranno nelle prossime 340 vite?
Non sappiamo niente. Questa è la vera morte da affrontare, cioè morire all’arroganza di sapere cosa è giusto.

D: Non è possibile far niente per aiutare gli altri?

R: Solo quello che hai puoi dare. Puoi aiutare solo da una posizione in cui sei di aiuto a te stesso. Se in te c’è troppo sconforto, depressione, tristezza, lascia perdere. Non sei di aiuto. Non è un giudizio, è una constatazione. A volte per noi è troppo, bisogna accettarlo. Non possiamo essere di aiuto in queste condizioni. Consolare, cercare di tirar su il morale.. chi è davvero triste lo sentirà come un insulto. C’è un grande no dentro di noi, vediamolo. Non possiamo essere di aiuto a nessuno con questo no.
Se uno dei tuoi cari sta morendo e la cosa ti affligge troppo, lascia perdere, non andare a trovarlo. Finché non siamo pronti ad accogliere il gioco della vita e della morte non possiamo fare granché.

2 pensieri su “Morire Alla Paura

  1. Ciao, letto tutto. Ho notato che in genere le persone amano molto parlare della sofferenza propria o altrui in un modo che va ad aumentare ancora di più il buio inconsapevole e senti che non vuoi più entrare in quel buio inconsapevole. Nel buio possiamo entrare consapevolmente aiutandoci prima con una candela.
    Come comportarsi in queste situazioni? Sto iniziando a vedere la realtà come è, ma come faccio a comprendere come aiutare l’altro a spezzare il circolo vizioso? Come faccio a stare vicino ai miei amici?
    Grazie
    R.

    1. Ciao. Non c’è un modo di comportarsi..
      L’aiuto può venire solo dalla non intenzione dell’aiuto. Finché si vuole aiutare è perché si vuole aiutarsi. Il vero aiuto è l’ascolto.
      L’ascolto accade in uno spazio di non sapere e di non pretesa. Quando puoi stare accanto a qualcuno senza volerlo cambiare, lo aiuti. Quando stai accanto a qualcuno che vuoi cambiare, non lo aiuti.
      Stare vicini significa solo stare vicini. Se non si è in grado di farlo, allora è meglio allontanarsi perché la sofferenza altrui per noi è troppo..

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