Liberi o schiavi? Destino o caso? – facciamo chiarezza


D: Cos’è la libertà secondo te? Secondo me, essendo meccanici e schiavi dei nostri istinti, non siamo liberi.

R: Quando è triste l’uomo libero si sente in diritto di piangere, quando soffre di gridare, quando è infuriato di uccidere, quando si annoia di ubriacarsi e, quando si sente pigro, di oziare. Proprio questo sentimento di libertà gli permette di non fare queste cose.
Cosa significa siamo meccanici? E’ come dire che siamo guidati dall’inconscio, quindi non siamo liberi. Dov’è quella parte di noi che è guidata da queste forze inconsce?
Vedi, è proprio l’idea di separazione tra un te sottomesso e qualcosa di più grande che ti governa che da questa sensazione, è non è altro che una forma di fatalismo.

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Quando la filosofia orientale dice che tutto è Uno o Brahman, l’intellettualismo occidentale non riesce a resistere alla tentazione di applicare l’etichetta di fatalismo, oppure la prende in chiave romantica come via di fuga dalle difficoltà della vita.
Il fatalismo e il cinismo sono la dottrina dall’assoluta sottomissione dell’uomo al destino, all’inconscio, alla natura.. c’è però qualcosa a cui forse non abbiamo mai riflettuto: Se questa sottomissione è totale allora ne consegue anche un’accettazione totale.
Se sappiamo per certo che tutti i nostri pensieri e le nostre azioni sono preordinati dal destino allora possiamo finalmente comportarci come vogliamo! Cioè siamo pericolosamente liberi!
Quindi questo fatalismo dovrebbe tramutarsi istantaneamente in libertà assoluta. Perché non accade? Perché l’ateo continua ad essere triste, cupo, schiacciato dall’esistenza? Non perché ha smesso di credere in Dio, ma perché vorrebbe crederci. Semplicemente è deluso.

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Secondo il fatalista una data causa non può che avere un effetto e non può esserci nulla della mente umana che non sia l’effetto di una causa. Di conseguenza ogni decisione è determinata (determinismo) non da un libero atto di volontà ma dagli infiniti fattori di quel momento: impulsi, riflessi istintivi, pulsioni, cultura, educazione, passato, ecc. Questa mentalità ha radici nel determinismo scientifico e nel modo distorto di intendere il cristianesimo.
Così abbiamo una catena di cause ed effetti in cui ciascuna causa è un effetto e ciascun effetto è una causa; l’ultimo anello è predeterminato dal primo. E’ un po’ come dire in realtà che qualcosa è causato da infinite cose, e dire questo significa non star praticamente dicendo nulla! Una penna cade; da cosa è dipeso? Dal fatto che mi faceva male la mano. E perché mi faceva male la mano? Perché ieri ho sbattuto, e così via. Oppure posso trovare cinque euro vicino la penna caduta e dire “è caduta affinché io trovassi cinque euro!”. Sono sempre storie che raccontiamo intorno all’evento per dargli un senso.

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Senza una storia sentiamo che l’evento è privo di senso, ma come ben sappiamo un senso è solo una direzione. L’assenza di direzione significa assenza di senso secondario, ma l’evento non ha bisogno di una direzione descrivibile. L’evento è il senso. Senza saperlo è questa stessa logica a fregarsi da sola, perché essa è una prova della libertà stessa. Se la penna cade senza una ragione, la ragione è il suo cadere.
Se siamo schiavi del destino, allora siamo liberi dal bisogno di essere liberi! Se siamo predeterminati, allora possiamo finalmente rilassarci e goderci il percorso, no? Se ciascuno dei nostri atti è determinato dall’intera storia precedente dell’universo, significa che noi siamo questo universo. A questo punto dire “siamo schiavi” equivale a dire “siamo liberi”. Dire “non esiste destino” equivale a dire “esiste il destino”. Dire “Dio non è da nessuna parte” equivale a dire “Dio è ovunque”.
Dire “la vita non ha senso” significa dire “la vita è il senso”!
Ogni concetto reso assoluto diventa il suo esatto opposto. Se prendo un cerchio e lo ingrandisco all’infinito, non posso più definirlo tale.

The Ten Ox-Herding Pictures, painted by Tatsuhiko YOKOO, Teisho by KUBOTA  Ji'un, Terebess Asia Online (TAO)


Seguendo questa logica se noi siamo schiavi di tutte le situazioni a cui ho fatto riferimento, allora nello stesso tempo questo noi non esiste! Se davvero questo me stesso non può nulla, allora dov’è? Chi è? Cos’è?
Torno a dire: noi siamo questo universo, questo destino, questa libertà! Il fatalista non ha ancora scavato abbastanza, non è ancora abbastanza disperato, perché se davvero lo fosse quel terrore si trasformerebbe nel suo opposto. Dice “siamo tutti schiavi”, ma in fondo sta pensando “e vorrei che non fosse così”. Invece deve rendersi conto che è talmente schiavo di un padrone più grande di lui che ha annullato qualsiasi tipo di libertà: la libertà di parola, di pensiero, di azione…tutto! Poiché ha annullato tutto, allora lo schiavo smette di esistere, anzi, non è mai esistito. Questa disperazione deve toccare un punto massimo dove non c’è più nessuno ad essere disperato.

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In termini di filosofia orientale non è più un problema di fato o destino, di mosso e motore, di creatore e creato. Pertanto questo comporta un cambiamento di visione della vita in cui l’uomo smette di essere isolato e staccato da tutto il resto. Chi è libero? Chi è schiavo? Il problema non ha alcun senso, è come passare anni a porsi la domanda su quanto è alto Babbo Natale.
Qui non è una questione di quale sia il motore e quale il mosso, perché l’uomo vive la sua vita grazie allo stesso potere con cui la vita vive l’uomo. Possiamo dire che un ventaglio muove l’aria, ma come potrebbe farlo se l’aria non permettesse la presenza del ventaglio? Possiamo anche dire che il cuore è l’organo più importante, o magari il cervello, ma cosa se ne fanno senza gli altri organi? Purtroppo anziché studiare fisiologia, religione e filosofia studiamo politica, ed è questo il problema del nostro modo di pensare: separiamo per analizzare e poi ci dimentichiamo di averlo fatto noi credendo che la realtà consista in pezzi assemblati. Se gli eventi sono concatenati da causa ed effetto, allora l’anello davanti non ha più importanza di quello dietro. E’ la causa a creare l’effetto o l’effetto a permettere la causa? Non c’è una risposta, perché esse vanno insieme, come il caldo e il sudare.

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Allora l’io e l’inconscio, l’uomo e la natura, l’anima e la mente, sono come due ballerini che si muovono così in perfetto accordo da non essere più separati. Quindi la paura in noi non è affatto in opposizione a questa libertà, perché ogni cosa è la concretizzazione di quella libertà.
Grazie al cielo non sono libero di disegnare un cerchio quadrato..
Non sono libero di andare a passeggio e lasciare la mia testa a casa.
Non sono neanche libero di vivere un istante qualunque separandomi dai miei sentimenti.
In poche parole, non sono libero di fare qualcosa di contraddittorio, come bruciarmi un dito senza provare dolore.

“L’occhio con cui io vedo Dio è lo stesso occhio con cui Dio vede me”

Eckhart

Questo apparente ostacolo alla libertà in realtà è la condizione necessaria per la libertà.
L’impressione di non essere liberi ci viene dal tentativo di fare cose impossibili o prive di senso.
Quando sei totalmente nell’istante, sei libero, perché non riguarda più te. C’è libertà ma nessuno che la sperimenta. Se vuoi sentirti libero invece sarai sempre schiavo del bisogno di sentirti libero. Non ha senso.

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È come indossare un vestito comodo e desiderare di sentirlo comodo; Se è comodo non lo senti. Oppure è come chiedere a qualcuno “come hai dormito?” Se ha dormito bene semplicemente non sa come ha dormito, perché dormiva! Quindi condizione necessaria per essere liberi è Essere.
Non possiamo Essere con un atto di volontà perché già lo siamo.

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