La morte è un’idea morta

D: In che senso la morte è illusoria?

R: Noi diamo oggettività e pretendiamo che qualcuno muoia. Diamo due nomi separati, cioè vita e morte, due cose linguisticamente e concettualmente in contrasto; se c’è una non c’è l’altra. Eppure un cadavere in decomposizione è pieno di vita, tutto in lui sta cambiando ancora, si sta trasformando. Dal punto di vista della natura non c’è morte, mentre nella cultura, che è un prodotto della mente collettiva, sì.
Un cosiddetto vivo totalmente identificato con queste idee è più morto di un cadavere, perché si attacca alla vita tentando di evitare inutilmente tutti gli aspetti del cambiamento.

Se esistesse una morte allora è in ogni istante, altrimenti non esiste per niente; è come dire la stessa cosa.
Non c’è qualcosa lì, alla fine, chiamata morte.
Tu non puoi sperimentare la tua morte, perché quel ‘te stesso’ è creato dal pensiero.

D: Ma vedo la morte degli altri.

R: Noi diamo nomi: altri, vita, io, morte.. e pretendiamo che sia realtà. Dare nomi a delle cose non significa che abbiano dei nomi. Non esistono “cose”, esistono al massimo processi.
Cosa ha a che fare quella spazzatura con una rosa? Qualche giorno prima era una rosa. Cosa ha a che fare quell’uomo anziano con un bambino? Qualche anno prima era un bambino. Ma siamo noi a dare dei nomi e dire dove inizia e finisce qualcosa. Non c’è qualcosa chiamato inizio, perché ha bisogno di qualcosa ancora prima chiamata fine, e così via all’infinito.
Sono solo parole.

Quando chiudi la mano definisci che è un pugno. Quando la riapri il pugno dove va? Potremmo dire che è morto. Eppure puoi richiudere la mano in qualsiasi momento. L’atto di chiudere la mano non va in contrasto con l’atto di aprirla, entrambe vengono dalla stessa fonte. Allo stesso modo vita e morte sono apparentemente due cose separate e definitive. Quando vedi altri morire vedi anche altri nascere. Noi diamo dei nomi e stabiliamo che quello è un corpo chiamato Giovanni. Poi stabiliamo che il corpo muore e muore anche Giovanni. Addio Giovanni! È stato bello! Chissà adesso dov’è andato, se è in paradiso o all’inferno, o in cosa si sta reincarnando.

È come cercare il pugno in tutta la stanza quando qualcuno davanti a noi apre la mano. Dov’è andato il pugno? La realtà è che Giovanni non è mai esistito in quanto entità separata. Non c’è la sua morte perché non c’è Giovanni. Il pugno non muore quando si apre la mano! “pugno” è solo una parola per indicare un’azione, un processo. Giovanni è come un’onda. Non diamo nomi e storie ad ogni onda e ogni nuvola, perché non le riteniamo così importanti. Eppure potremmo giocare a farlo, finché non crediamo che quell’onda infrangendosi, muore! Poverina, chissà adesso dov’è e cosa sta facendo?

Essa è parte dell’oceano, non ne è separata. Nessuno muore e nessuno può sperimentare la sua morte. La verità è che temiamo il cambiamento. La paura della morte è essa stessa la morte, cioè un’idea morta.
Come superare questa paura? Non c’è che cambiamento. Quando qualcuno ci dice “non ti amo più” ci sentiamo morire. Ecco la morte. La vera morte è la fine dell’illusione. Avevamo creduto ad un futuro meraviglioso con quella persona e in un attimo è tutto finito. Quel futuro non è mai esistito, proprio come Giovanni. Anche il passato è solo un sogno e presente solo una parola.

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