Cosa significa risvegliarsi?

D: Cosa significa per te ‘essere spirituali’?

R: Niente. Non significa niente.

D: Nel senso che non c’è differenza tra una persona materialista e una spirituale?

R: Cercare di essere qualcosa, di trovare un appoggio psicologico, una sicurezza emotiva, un’identità ideologica, questo è materialismo. Fosse anche in termini spirituali.

D: Quindi nessuna differenza.

R: Essere spirituali, esserlo davvero, significa cercare la verità. Più si è onesti in questa ricerca più si intuisce che questa verità non può essere trovata da nessuna parte, eppure si è immersi in questa verità. Un esempio potrebbe essere quello del pesce che nuota in acqua ma cerca l’acqua. Nello Zen si fa l’esempio di cercare un bue mentre si cavalca un bue.

D: E quando ti accorgi che ci sei sempre dentro?

R: Questa scoperta è tanto sensazionale quanto banale. E’ una sensazione simile a trovare il cellulare in mano mentre lo si cerca ovunque. C’è un sollievo sensoriale momentaneo, ma dopo continui a vivere. Non bisogna idealizzare troppo questo evento, a mio avviso. La sensazione di sollievo può variare in contrasto al disagio che si provava prima. Se sono abituato a vivere in una casa molto rumorosa e all’improvviso il rumore cessa, quel silenzio per me è uno schiaffo molto forte. Quindi dipende da caso a caso. Il silenzio però è sempre stato lì indipendentemente dal rumore, perché il silenzio permette il rumore. Non si raggiunge il silenzio come non si raggiunge il risveglio. Credere di aver raggiunto qualcosa è come credere di poter mettersi in tasca il silenzio o pretendere che non ci sarà più rumore.
Questo punto è importante. Molti si soffermano ad esultare o vogliono rivivere questa scoperta in termini emotivi. Se scopro che sto cavalcando il bue, dopodiché cosa faccio? Semplicemente mi dedico ad altro, posso finalmente iniziare a muovermi.
Nell’esempio del silenzio, cosa farò dopo aver scoperto che posso vivere anche senza rumore? Entro in crisi! Devo capire se continuare a stare in quella casa oppure no. Magari divento più tollerante al rumore, magari invece divento meno tollerante e preferisco dichiarare guerra ai vicini o cercare un’altra casa. Quello che accadrà dopo dipende da infiniti fattori personali. Quello che accade dopo il fantomatico risveglio è critico, non è per niente rose e fiori come ce lo vogliono far passare.
Questo anche per abbattere l’immaginario del risvegliato come qualcuno che accoglie qualsiasi cosa e preferisce non agire. Non è così, affatto. Accogliere non significa subire, significa agire a partire dall’aver preso coscienza di come stanno realmente le cose e non sognandole come accadeva prima. Non si prende nessuna posizione ideologica, morale, etica… si agisce semplicemente sulla base di un dato di fatto.

D: Quindi potremmo dire che il risveglio è solo l’inizio.

R: Si. Ma precisiamo che di per sé non esiste nessun risveglio. E’ sempre stato lì, come l’esempio dell’acqua e del bue. Tu semplicemente ti accorgi. Definiamo “risveglio” l’essersi accorti e non l’aver ottenuto chissà quale super potere, fosse anche la tolleranza assoluta o la possibilità di smettere di soffrire. Se stavi facendo un bel sogno e ti svegli, questo non è piacevole. Se stavi facendo un brutto sogno e ti svegli, questo è piacevole. Dipende. Di fatto lo svegliarsi è neutro, come il silenzio o come l’acqua.

D: Tu insegni questo?

R: Non si può insegnare. In realtà nulla si può insegnare. L’unica cosa che si può trasmettere è la passione nei confronti di qualcosa. Bisogna uscire dall’idea infantile che si possa insegnare qualcosa a qualcuno. E’ un’idea violenta, causa molta sofferenza ai bambini, agli animali e ai più sensibili e ricettivi in generale. Nessuno insegna niente. Si impara solo attraverso l’entusiasmo, la passione, la curiosità e il gioco. Non appena c’è il tentativo di rendere tutto serioso, si perde l’essenza.

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