Amare sé stessi?

R: L’acqua passa dal tubo e innaffia le piante. Non serve che il tubo si getti addosso l’acqua. Amarsi è come essere un tubo che tenta di bagnare se stesso. La parola ‘amarsi’ è fuorviante.
L’energia deve fluire dentro e fuori senza intoppi; Se tappiamo il tubo si ingolfa e rischia di scoppiare. L’energia deve fluire, non si arresta. Noi siamo questo flusso e nel darci troviamo soddisfazione. Il modo di direzionare il tubo e la sua pressione è una questione individuale, ognuno trova la sua risonanza.


Tuttavia la questione di amare o fidarsi di sé stessi viene fuori dallo stesso egoismo di chi, anziché dare, chiede. Smettendo di pretendere di essere amati, desiderati, considerati, rispettati, adesso volgiamo l’attenzione a noi stessi. E’ ancora una forma di aspettativa mal riposta, come cercare di fidarsi di sé stessi. C’è fiducia nella vita, in tutto ciò che accade. E’ la fiducia che mi fa comprendere quando fidarmi e quando non fidarmi. Se il mio corpo è costantemente chiuso e rigido non posso distinguere una carezza da uno schiaffo.. reagirò sempre come se fosse uno schiaffo! Allo stesso modo se voglio abbracciare tutti perché “mi fido” questa è ancora una ideologia vuota e pericolosa; Non tutti vogliono essere abbracciati da me, per fortuna.
Amarsi e fidarsi di sé stessi equivale a cercare di baciare la propria bocca o odorare il proprio naso.


Possiamo giocare ad affermare davanti lo specchio quando siamo belli, bravi, competitivi, unici.. Infine ciò che ci fa stare realmente bene è muovere questa energia in qualche direzione. Puntarla verso sé stessi equivale a bloccarla nuovamente con il fine di ‘accettarsi’, ma questa è una forma di schizofrenia. Stare bene significa darsi e non avere percezione di sé.
Amarsi può essere una parola che indica ma non è ciò che viene indicato. Si può amare il proprio corpo o fare auto erotismo, è comunque un modo di direzionare l’energia.. Darsi piacere. Amare il proprio corpo è un concetto. Si impara a prendere confidenza con un certo modo di funzionare, niente di più. Prima o poi questo risulta noioso.
E soprattutto non è amarsi, quella è una opzione impossibile tanto quanto cercare di baciare la propria bocca.



D: Quindi non è salutare secondo te tentare di amare sé stessi.

R: Il blocco non è salutare. La sofferenza è sintomo che qualcosa non scorre, proprio come la scarsa circolazione del sangue in qualche organo. Ecco perché si consiglia di bere più acqua quando viene mal di testa. Il blocco mentale, allo stesso modo, non va confuso con l’assenza di pensieri. E’ come l’eccessivo traffico che causa la paralisi, mentre l’assenza di pensieri è come una strada vuota. Entrambi gli stati non possono durare a lungo e la condizione migliore è che vi sia sempre scorrimento senza blocco. I pensieri vanno e vengono ma nel momento in cui si vuole imporre una pace mentale, un amare me stesso o un concetto di salute, ecco il blocco, ecco la malattia.

D: Ma cosa è la salute?

R: Una parola morta. Quando sei in salute non sai di esserlo, perché lo sei. Quando dormi bene come fai a sapere che dormi bene se stavi dormendo bene? Non hai bisogno di ‘sentirti in salute.’ Come fai a capire che ti fa male la testa? Perché la senti. Come fai a capire che hai un problema all’occhio? Perché ti lacrima. Come fai a capire che non stai bene con una persona? Perché ti appesantisce.
Invece noi tendiamo ad inseguire la salute proprio come facciamo per il divertimento, l’amore e la felicità, cioè vogliamo sentirci in quel dato modo, ma non possiamo sentire e contemporaneamente essere i controllori del nostro sentire, perché finiamo per non goderci l’esperienza. Amare significa non sentire! Un vestito è comodo perché non lo sento addosso.
Anche ‘amare me stesso’ rientra nello stesso tentativo frustrante dell’occhio di voler guardare sé stesso o l’orecchio di voler ascoltare sé stesso. Vale anche per i pensieri; Pensare costantemente a ‘me stesso’ significa soltanto pensare. Voler sentire una sensazione è soltanto sentire. Non c’è qualcuno qui che può sentire qualcosa, c’è solo l’atto di sentire che è unitario.
Puoi leggere un libro e controllare che stai leggendo bene? Leggi e basta, altrimenti blocchi te stesso! Quando perdi interesse al libro dirigi l’attenzione in qualche altra cosa.



D: Quindi è malata l’idea di salute perché si contorce in sé stessa.. E che relazione ha con l’amore secondo te?

R: Amarsi e amare qualcuno in particolare è una visione ridotta dell’amore. Amare in generale è permettere a questa energia di cui siamo fatti di direzionarsi. Noi abbiamo un’idea di amore legata a certi schemi culturali, quindi crediamo che ci sia una differenza di importanza tra amare la propria automobile, la propria formica o il proprio figlio. Amare è amare, e basta. Si può soffrire moltissimo per la perdita della propria formica tanto quanto per la morte di un parente.. anzi a volte si soffre meno per il secondo. E’ soggettivo; C’è chi si dispera per la morte della moglie e chi esulta.
Non c’è qualcosa di giusto e sbagliato. Amare è dare attenzione, non bloccare questa energia. Se proprio devo forzare un significato della parola “amarsi” mi viene da dire – seguire questa necessità di dare.. di darsi! L’amore, alla base, è senza direzione perché è ciò che siamo. Ma questa energia dev’essere direzionata altrimenti diventa autodistruttiva proprio come tentare di tappare un tubo con una forte pressione. La società è malata perché questa energia viene costantemente rivolta contro noi stessi.
Questo però è un lungo discorso che non mi va di approfondire ora.

Che connessione ha con la salute? Se non ti dai, soffri.
Il concetto di salute è morto, malato, perché statico come tutte le altre parole che ci ripetiamo. Anche “amore” è una parola morta. Se dimentichiamo che la parola è un’indicazione rischiamo molto presto l’estinzione perché non sappiamo più distinguere simbolo da realtà, e quindi finiamo per mangiare i soldi o viaggiare stando sopra una cartina geografica o guardando Google Maps.
Star bene è un divenire, un proseguire, uno sperimentare. Riguarda un insieme di cose; Posso avere un tumore eppure sentirmi estremamente vitale, oppure posso essere in forma eppure sentirmi totalmente depresso. Chi è sano e chi è malato? Questa società è malata alla radice quindi non può che cercare di ammalare i pochi sani rimasti, come ciò che sta accadendo in questo periodo.
Ogni volta che siamo pesanti a noi stessi, cioè vogliamo essere in salute, realizzati, felici, soddisfatti, sperimentiamo un blocco. È proprio ciò che accade quando fa male una parte del corpo, cioè è una interruzione o limitazione al movimento. Si può sentire pesantezza o dolore, ma il malessere può essere anche psicologico.



D: Che fare in questi casi?

R: Smettere innanzi tutto di prendersi per malati. Definirsi sani o malati è una forma di approssimazione stupida. E’ la stessa approssimazione di dire amo questo e non quello! Si può essere più affezionati al proprio figlio anziché al bambino del vicino di casa, ma pretendere di amarlo di meno è una grave malattia mentale. Si ama ciò che ho di fronte. Scegliere con chi vivere o andare a letto è un’altra cosa! Se non amo la pietra che ho davanti allo stesso modo di come amo il mio cane, vivo una grave illusione. Non significa che me la porto a casa e la bacio, ma che riconosco la non separazione che è alla base dell’esistenza. Posso rompere un braccio a qualcuno che sta cercando di accoltellarmi, ma ciò accade senza giudizio e senza odio. Lui fa ciò che deve, io faccio ciò che devo.
Quando stiamo camminando vicino il nostro peggior nemico e per un istante lui rischia di cadere, il primo istinto e di afferrargli il polso. Quando la persona di cui non ci frega nulla sta annegando, il primo istinto è quello di tuffarsi per salvarla anche se non sappiamo nuotare. Sto parlando di questo, di qualcosa che è oltre ogni storia che ci raccontiamo. Possiamo immaginare di aver amici, nemici, di amare lui e non amare lei, ma nella realtà dell’istante c’è solo Amore.

Un cane che cammina senza una zampa continua a vivere con la sola limitazione fisica, ma noi guardando diciamo “poverino”… È una reazione umana naturale.
Lui ha creato un nuovo equilibrio, non sente la limitazione psicologica e quindi non si sente inferiore o malato. Prosegue come può. Noi invece parliamo in modo arrogante di “salvare una vita” o “salvare il pianeta”, ma in realtà abbiamo solo paura. Ci prendiamo per Dio e cerchiamo continuamente di correggere la natura.




2 pensieri su “Amare sé stessi?

    1. Ciao. Sai cosa è veramente difficile? Fare qualcosa che non si ha chiaro.
      Quando c’è chiarezza non è difficile.
      Se manca la comprensione di un lavoro da svolgere, non si sa da dove cominciare, allora sì che è difficile. E io sono convinto che la spiritualità oggi porti a dire “è difficile” perché è come giocare ad un gioco di cui non si conoscono le regole.
      C’è molta confusione, ecco perché è difficile…anzi, impossibile.

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