Accettare l’inaccettabile?

Il punto dell’intera questione è l’accettazione del lato oscuro della vita, perché proprio qui sta la ragione della sofferenza.
Questa parola ‘Accettazione’ può sembrare poco efficace e spesso viene confusa con un atteggiamento positivo o remissivo.
Non basta tollerare il lato oscuro della vita, quindi non si tratta di una rassegnata alzata di spalle.
Bisogna innanzi tutto capire che accettare non vuol dire – accetto, così poi sconfiggo. Se ad esempio accolgo una persona in casa, non lo faccio con lo scopo che poi vada via! Allo stesso modo non possiamo sterminare i mali più di quanto la terra possa eliminare le sue erbacce.
Ma queste erbacce non hanno soffocato tutte le aree della terra dove la natura è stata lasciata a se stessa; solo quando interferisce nella natura l’uomo comincia a notare la seccante persistenza di certe umili piante a cui dà il nome dispregiativo di erbacce.


Potremmo portare lo stesso esempio alle cosiddette ‘emozioni negative’ o ‘eventi spiacevoli’.
Dobbiamo chiederci, è davvero l’emozione ad essere negativa o è la mia resistenza ad essa a renderla tale? Possiamo provare subito con una sensazione fisica. A nessuno piace ricevere un pizzicotto, ma è anche vero resistere al dolore provoca solo più dolore. E accettare il pizzicotto non significa rimanere lì a subirlo perché ognuno di noi ha una soglia che può esplorare. La questione è che noi non accettiamo ideologicamente. Diciamo: nessuno dovrebbe darmi pizzicotti. Abbiamo creato delle leggi affinché nessuno ci disturbi, ci spaventi, ci faccia soffrire, ci minacci, ci derubi. Stiamo dicendo NO a prescindere! Non vogliamo che vi sia l’imprevisto, la malattia, la vecchiaia, la morte. Ecco dove risiede la reale non accettazione. Stiamo cercando di accettare l’inaccettabile.

E’ inaccettabile che dopo tanto lavoro qualcuno mi licenzi; è inaccettabile che dopo tutti i miei sforzi per quello che ho fatto per te, tu mi sia irriconoscente; è inaccettabile che mi tratti così.
Quindi solleviamo delle obiezioni nei confronti di qualcosa che è lì, proprio come se dicessimo “è inaccettabile che proprio ora che stavo per andare a mare inizi a piovere!”
L’accettazione diventa dunque una sorta di sforzo enorme che facciamo per digerire qualcosa che in realtà non vogliamo. E allora come facciamo? Innanzi tutto è fondamentale vedere questo falso problema. I giardini più curati devono avere il terreno pieno di letame, e questo vale anche per noi.
Dove le rose della virtù fioriscono, ci sarà certamente un letto di letame; è sufficiente tenerlo al suo posto.

Quello che chiamiamo male è un impulso naturale che nessuno deve temere se è tenuto al posto che gli spetta. In altre parole, se ci scopriamo pensare che vogliamo uccidere qualcuno, commettere adulterio, rapinare una banca o picchiare il nostro compagno, non dobbiamo cercare di allontanare quel pensiero con la forza. Costringerlo a scomparire accresce il suo potere finché non pretende di trovare espressione nell’azione. L’ossessione nasce da questo, ed è ciò che temono di più i moralisti.
Questo è il motivo della repressione.
Tentando quindi di accettare a forza stiamo ancora cercando di allontanare il cosiddetto ‘male’ del vivere. Non abbiamo capito che non possiamo rinunciare ad esso e più tentiamo di allontanarlo e più questo cresce. 

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